L’appello alle autorità: “Abbiamo bisogno di programmi di protezione e legislativamente sistemi più efficaci“.

La toccante lettera di Antonietta letta ieri all’evento “Donna. Insieme per ricordare, unite per combattere”.

CHE SOGNO IRRAGGIUNGIBILE LA QUOTIDIANITÁ.

Sono passati due anni dalla mia prima lettera scritta in occasione di questo giorno. L’ultimo 25 novembre a Cisterna l’ho passato con le mie bambine il 2017, tre anni fa. Le ricordo in piazza, con le spillette coi fiocchi rossi, simbolo di questa lotta contro la violenza sulle donne, una meraviglia nel dramma che stavamo vivendo.

Per questo e per altre iniziative voglio ringraziare Fabiola, Mariagrazia che sono state persone importanti per me e per le mie bambine. Il mio cuore è a Cisterna per le cose belle che ho vissuto, per gli amici veri che ci sono ancora vicini, per i colleghi, per la parrocchia, per la danza, la scuola e tutti quegli ambienti in cui siamo state accolte e amate, a cui le mie bambine erano legate. Come non pensare a Don Livio.

Un doppio amore il nostro, Napoli la nostra città natale, Cisterna la loro vita quotidiana, e la mia, dove sono diventata una donna e soprattutto una mamma. Una quotidianità a cui siamo state strappate, senza pietà, così come tutte le vittime di questi orrori, tra l’indifferenza delle autorità.

Come ho già detto per l’inaugurazione della scalinata degli angeli, per me è sempre un onore poter dare voce a chi non ne ha più. Ancora troppi casi di violenza e femminicidi quest’anno, che sono sotto gli occhi di tutti, il porto delle armi, le prime imputate in questi omicidi, uomini in possesso di armi, senza dovuti controlli, che pensano di avere il potere di decidere sulla vita degli altri.

In questi anni ho conosciuto molte donne che vivono quello che ho vissuto io soprattutto negli ultimi mesi, il dramma della separazione da un uomo violento.

Quando mi riconoscono, mi avvicinano con timore, per paura di ferirmi, per non riaprire una ferita, con rispetto, cercando anche solo un abbraccio, una parola di speranza. Una donna mi ha detto: “Antonietta l’ho denunciato, ma ho ancora più paura.” Sola con due bambini, dell’età di Alessia e Martina, lui libero, loro in gabbia, hanno paura di uscire. Come darle torto, la mia sensazione di avere le mani legate. Una denuncia o un’ordinanza non ti protegge da chi ti vuole uccidere. Abbiamo bisogno di programmi di protezione e legislativamente sistemi più efficaci. Solo chi vive determinate situazioni può capire; da tutto questo, però, prendo forza per trovare un senso per cui vale la pena lottare tutti i giorni. Nessuno mi ridarà niente, nessuno ci ridarà niente, ma possiamo fare qualcosa di concreto per chi è ancora qua, salvare anche solo una vita, non sarà vano, la nostra vita sarà spesa bene. Grazie a Dio, ho conosciuto anche molte persone, strutture e associazioni impegnate a sostenere le donne e i bambini che scappano dalla violenza, ma tanto ancora c’è da fare, innanzitutto perché cambi la mentalità di retaggio maschilista. La strada è lunga, ma una via sono certa che ci sarà, la troveremo.

Il mio appello oggi a te Donna: nessuno ha il diritto di negarti la libertà, di maltrattarti a parole e gesti, solo tu puoi salvarti. Chiedi aiuto, non restare sola. NON è AMORE!

In questa situazione di pandemia tutti abbiamo perso la nostra quotidianità, ma sappiamo che è una situazione temporanea; ci sono invece donne e bambini, che una quotidianità normale non ce l’hanno mai, che vogliono andare a scuola, senza l’incubo di essere seguiti, che vogliono svegliarsi la mattina, senza sentire il rumore degli spari, che hanno il diritto a scendere al parco, andare a fare la spesa con le mamme, senza la paura di essere seguiti e uccisi. Non è vita! Non lo possiamo permettere, nessun crimine deve restare impunito! Troppa superficialità ha caratterizzato molte storie, compresa la mia. Come possiamo stringere la sera i nostri figli, mettere la testa sul cuscino di notte, sapendo che ci sono vite che domani non vedranno il sole, non cresceranno, non andranno a scuola?

A questo proposito voglio riportare le parole di Papa Francesco dell’enciclica Fratelli tutti di ottobre 2020.

“249. È facile oggi cadere nella tentazione di voltare pagina dicendo che ormai è passato molto tempo e che bisogna guardare avanti. No, per amor di Dio! Senza memoria non si va mai avanti, non si cresce senza una memoria integra e luminosa. Abbiamo bisogno di mantenere «la fiamma della coscienza collettiva, testimoniando alle generazioni successive l’orrore di ciò che accadde», che «risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinché la coscienza umana diventi sempre più forte di fronte ad ogni volontà di dominio e di distruzione».[234] Ne hanno bisogno le vittime stesse – persone, gruppi sociali o nazioni – per non cedere alla logica che porta a giustificare la rappresaglia e ogni violenza in nome del grande male subito. Per questo, non mi riferisco solo alla memoria degli orrori, ma anche al ricordo di quanti, in mezzo a un contesto avvelenato e corrotto, sono stati capaci di recuperare la dignità e con piccoli o grandi gesti hanno scelto la solidarietà, il perdono, la fraternità. Fa molto bene fare memoria del bene.

Perdono senza dimenticanze

  1. Il perdono non implica il dimenticare. (…)
  2. Quanti perdonano davvero non dimenticano, ma rinunciano ad essere dominati dalla stessa forza distruttiva che ha fatto loro del male. Spezzano il circolo vizioso, frenano l’avanzare delle forze della distruzione. Decidono di non continuare a inoculare nella società l’energia della vendetta, che prima o poi finisce per ricadere ancora una volta su loro stessi. Infatti, la vendetta non sazia mai veramente l’insoddisfazione delle vittime. Ci sono crimini così orrendi e crudeli, che far soffrire chi li ha commessi non serve per sentire che si è riparato il delitto; e nemmeno basterebbe uccidere il criminale, né si potrebbero trovare torture equiparabili a ciò che ha potuto soffrire la vittima. La vendetta non risolve nulla.
  3. Neppure stiamo parlando di impunità. Ma la giustizia la si ricerca in modo adeguato solo per amore della giustizia stessa, per rispetto delle vittime, per prevenire nuovi crimini e in ordine a tutelare il bene comune, non come un presunto sfogo della propria ira. Il perdono è proprio quello che permette di cercare la giustizia senza cadere nel circolo vizioso della vendetta né nell’ingiustizia di dimenticare.” 1

Queste parole racchiudono il mio pensiero, l’ideale che ispira le mie azioni ogni giorno.

Il mio grazie a chi ha detto sempre la verità, a chi ha agito nella verità, a chi ha lavorato in questi anni e ancora lavora per la verità, a chi lotta per la giustizia.

Grazie a chi ci vuole bene tutti i giorni silenziosamente. GRAZIE!

Il mio abbraccio a tutti voi, veramente tanti, che penso ogni giorno, il mio impegno quotidiano è trovare la forza di rivedervi al più presto, perché non ho dimenticato nessuno. Ho tanti progetti, e un vuoto d’amore che sarà impossibile riempire, ma Alessia e Martina restano il mio punto di forza, guardo a loro quando sono triste, alla loro bellezza d’animo, alla loro vitalità, nonostante questo buio loro continuano a portare colore alla mia esistenza, mi guidano e mi sostengono. Dio mi ha fatto un grande dono nella vita, la loro presenza. Oggi sono le figlie e le sorelle di tutti e io così mi sento meno sola.

Vi abbraccio con amore. Pregate per me.

– Antonietta –